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L’autunno mi ha reso duro, la terra mi ha visto nascere.
Il lavoro mi ha irrigidito, ma anche donato grandi soddisfazioni.
Fra campi e pascoli, sono cresciuto.
Accanto alle piante di mirto, mi sono seduto.
Dinanzi alla rara bellezza di un corbezzolo, ho gioito.
In completa solitudine, ho guardato il cielo e le nuvole scorrere leggere
trasportate dal vento.
Così amo stare: nella mia campagna, tra rumori e sapori. Fra ginestre,
lentischi, cisti e pini.
E mentre lavoro la terra, alzo il volto e osservo il mare.
Rifletto. Sorrido. Sono fortunato a far parte di questo angolo di paradiso.
Qualcuno si lamenterà dei miei tratti rudi e del mio atteggiamento severo,
ma sono silenzioso e difficilmente scendo a compromessi.
Mi presento: il mio nome è Cannaresu. E non sono un comune piatto.
Sono una combinazione di genuinità e semplicità.
Sono robusto, selvaggio e so anche essere schivo, un po’ come la terra in
cui vivo. Ma solo per chi non ha il coraggio di addentrarsi. Esplorandola
fino in fondo.

Cannaresu è l’intensità di sapori delle terre sulcitane. È l’asprezza del
lavoro nei campi di Cannai e Triga.Gli ingredienti scelti per questo
piatto sono l’essenza di una vita agropastorale, fondamentale per l’isola
di Sant’Antioco. Per vivere un’esperienza unica, vi consigliamo di
accompagnarli con la Birra Moresca del Birrificio artigianale Rubiu o,
per gli amanti del vino, con Kanai prodotto nelle vigne antiochensi e,
infine, addolcirli con la cheesecake al mirto di Zacaro.

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